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LA RINASCITA DELLA FERROVIA MASSAUA - ASMARA
di Stefano Pettini

Il lento declino della ferrovia più bella e ardita del mondo aveva visto il suo epilogo nel 1978 e da allora non se ne era più parlato. II materiale d'armamento era stato riutilizzato dai combattenti eritrei per realizzare opere di difesa durante i lunghi anni della guerra per l'indipendenza dall'Etiopia ed il vetusto materiale rotabile era rimasto ad arrugginire.
Sembrava che la antica e bellissima ferrovia avesse il destino definitivamente segnato ma nessuno aveva fatto i conti con la caparbia tenacia che sa dimostrare il popolo eritreo quando si tratta del proprio paese e all'indomani del referendum che aveva sancito l'indipendenza, la valutazione di una possibile ricostruzione della ferrovia era già all'ordine del giorno del neo nato governo eritreo.
Inizialmente fu una società americana a fornire un preventivo di massima ma il costo dell'opera si dimostrò subito inaccessibile alle limitate risorse economiche per il paese che aveva comunque ben altre priorità e quindi fu chiesto all'Italia di realizzare un accurato studio delle condizioni del tracciato e di presentare un progetto.
Lo studio prevedeva il rifacimento completo della linea comprese tutte le infrastrutture e il materiale rotabile ma anche questo ancorché estremamente interessante e accurato era ancora troppo oneroso per cui in fasi successive si tentò di ridimensionarlo cercando di riutilizzare quanto più fosse possibile il materiale ferroviario preesistente.
Nonostante tutti i tentativi fatti i costi rimasero fuori della portata delle risorse allora disponibili ed al presidente Isaias Afworki non rimase altro che fare ricorso alle forze interne al paese e nel maggio del 1994 costituì dei comitati con il compito di valutare la fattibilità dell'opera seguendone personalmente i lavori.
I comitati erano tre, uno si occupò di verificare l'integrità delle 30 gallerie e dei 26 fra ponti e viadotti, ai quali vanno aggiunte 518 opere d'arte minori ; il secondo comitato fu incaricato del ripristino del materiale rotabile e di trazione nonchè delle infrastrutture fondamentali quali officine e rimesse, il terzo comitato infine ebbe il compito di rintracciare tutti gli anziani ferrovieri che avevano lavorato sulla ferrovia come macchinisti, capo squadra, manutentori o specialisti di officina.
La prima scommessa, quella cioè di realizzare una tratta sperimentale dalla stazione di Massaua Taulud alla fermata di Amatere che si trova a 5 km di distanza, fu vinta alla fine del 1994 dimostrando che il progetto era attuabile e si poteva tentare il grande balzo che avrebbe collegato Massaua a Ghinda , distante 70 km e posta a quasi 900 metri di altitudine.
Ad Amatere, quindi il presidente Isaias Afworki consegnò come compenso simbolico una banconota da un birr autografata, al responsabile del progetto di riabilitazione Amanuel Gabresellasie e gli diede ordine di proseguire i lavori con l'obiettivo di raggiungere Ghinda.
L'inizio del 1995 vide le maestranze coordinare il recupero del materiale disperso ed il rinascere della linea ad opera di squadre di militari reclutati per il "national service", presso la stazione di Mai Atal facilmente raggiungibile dalla strada. Cominciò a lavorare una macchina acquistata all'estero per la frantumazione del pietrisco dove poggiano le rotaie e altre due macchine comprate in Italia per la posa dei binari e la compattazione del pietrisco. Si realizzò un primo servizio locale con vagoni a due assi modificati risalenti al 1908 probabilmente costituenti la prima fornitura a scartamento 75 cm della demolita Massaua Saati, trainati da un piccolo diesel tre assi con motore Gadner lasciato dagli inglesi, ma presto si dovette rinunciare a causa del cedimento definitivo del motore.
In questa prima fase il materiale da trazione disponibile era troppo pesante per poterlo utilizzare in prossimità dei binari ancora in fase di posa e sembrava un ostacolo insormontabile ma il brillante ing. Michele Fisahaye riuscì a montare due camion Ural preda bellica su due carrelli di littorina fiat realizzando dei mezzi essenziali che potevano trasportare operai e materiali fin sopra i binari appena assemblati e che diedero notevole impulso ai lavori divenendo così popolari da essere rappresentati sulle nuove banconote da 10 nakfa. Nel febbraio del 1997 la linea aveva raggiunto Mai Ata1 e ad ottobre 1998 la stazione di Ghinda, per proseguire bisognava riparare un ponte danneggiato e già alcuni esperti del Genio Ferrovieri dell'Esercito Italiano avevano svolto delle ricognizioni per valutare il tipo di intervento da effettuare ma proprio quando la ascesa verso Asmara sembrava a portata di mano nuove minacce di guerra riassorbirono le risorse di uomini e di mezzi ridestinandoli alla difesa nazionale.
Il nuovo periodo di stasi durerà fino al dicembre del 2000 data in cui Etiopia ed Eritrea accettano di incontrarsi ad Algeri e firmano un trattato che prevede una tregua e l’avvio dei lavori di una commissione di arbitrato internazionale per la definitiva delimitazione dei confini.
La pace da nuovo impulso ai lavori della ferrovia che anche se con risorse ridotte ricomincia ad arrampicarsi lungo l’antico tracciato mentre contemporaneamente da Asmara si comincia a lavorare in direzione opposta con l’obiettivo di incontrarsi ad Embatkalla dove si è deciso di eliminare un ponte sotto al quale passava la camionabile Asmara- Massaua preferendo un più comodo incrocio “a raso” con la ferrovia.
Asmara era ancora sprovvista di mezzi di trazione necessari per i lavori e si decise di trasferire la Mallet 442-55 da Massaua ad Asmara trasportandola con un camion lungo la tortuosa strada che collega il porto alla capitale. Numerosi gruppi organizzati di appassionati si sono avvicendati in questi anni guidati dai pionieri del turismo in Eritrea come Gian Marco Russo della Afro Nine di Milano o Peter-H.Patt della Globe steam railfan excursion di Berlino, grazie ai quali gli sforzi della ricostruzione hanno cominciato a dare i propri frutti realizzando dei guadagni in valuta pregiata indispensabili per la sopravvivenza economica della ferrovia.
L’incanto dei paesaggi che si attraversano scendendo dall’altipiano verso il mare contagia tutti i visitatori, anche coloro appassionati solo di macchine sbuffanti di vapore o littorine dal profilo ancora oggi futurista e la ferrovia costituirà una delle grandi attrattive turistiche per tutti coloro che sceglieranno l’Eritrea per le proprie vacanze.
Con il completamento della linea avvenuto nel 2003 è finalmente possibile percorrere l’intero tracciato e ulteriori progressi sono stati fatti nel restauro delle locomotive e dei vagoni tutto questo oltre ad avere un enorme valore simbolico per gli Eritrei ha incoraggiato la direzione della ferrovia a voler realizzare un proprio programma settimanale da affiancare a quello occasionale del turismo ferroviario dall’estero.
Domenica 20 marzo 2005 l’esperimento è partito e prevede una corsa andata e ritorno da Asmara a Nefasit che si trova a circa 25 Km di distanza ad una altitudine di 1672 metri coprendo una delle zone più suggestive della linea a cominciare da una splendida veduta sulla valle del MaiHenzi per poi proseguire attraverso le cosiddette “porte del diavolo” verso la valle del Dorfu con affacci da brivido. Domenica 3 aprile 2005 per accontentare anche dei turisti provenienti da Massaua il treno è sceso fino a Ghinda e in questa occasione è stato introdotto un biglietto a basso costo e in valuta locale che ha consentito a moltissimi eritrei di godersi quel viaggio in treno fino ad allora appannaggio solo degli stranieri.
Molte sono state anche le iniziative che sfruttando il grande richiamo della ferrovia hanno promosso viaggi in treno, la ambasciata di Israele è una delle più attive per la raccolta di fondi per l’infanzia ma anche le ambasciate d’Italia e quella degli Stati Uniti, di tanto in tanto organizzano tours per i dipendenti estesi anche ai familiari eritrei alimentando così di linfa vitale le esauste finanze per l’esercizio ferroviario.
I progetti sono tanti e si vorrebbe poter avere la tranquillità per proseguire i lavori per il completamento della linea in direzione di Cheren e successivamente Agordat, ma questa non è più una priorità nazionale occorre prima allontanare lo spettro della guerra e per questo ora gli occhi di tutti sono puntati a sud nella speranza di cogliere quei segnali di pace tanto attesi ed indispensabili per un futuro di sviluppo e di prosperità.

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