Granara Angelo
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Cara Asmara, Eritrea. lettera 9

La natura ha delle perfezioni per mostrare
che è l’immagine di Dio, e dei difetti per
mostrare che ne è soltanto l’immagine.

Pascal


… durante le mie notti tripoline, ormai colpito da parziale insonnia senile, andavo con il pensiero ai paesaggi eritrei per confrontarli con quelli libici.
E, proiettando la mia mente sulle vedute eritree, tornavo con assidua insistenza sull’immagine dell’euforbia candelabro.
Il film della memoria cominciava con una pianura vasta cosparsa di rada e bassa vegetazione sopravvissuta a stento all’inclemenza del vento e alla mancanza di pioggia. In questa cornice, bella nella sua aristocratica povertà, si ergeva ieratica l’euforbia candelabro con la sua figura asciutta e scarna.
Sembrava quasi un uomo che, arrestatosi mille anni prima a contemplare l’affascinante paesaggio, si fosse fossilizzato sul posto immemore del trascorrere del tempo.
Le gambe unite e tese, le braccia sollevate verso il cielo quasi a volersi librare in alto, il collo eretto per lanciare lo sguardo più lontano, l’uomo-euforbia è rimasto immobile in questa pianura non ancora devastata dalla civiltà.
La pellicola scorreva e disegnava il lungo cammino compiuto dall’uomo euforbia prima di giungere nella savana dell’incantesimo.
Accolto dall’umido calore massauino e dal sole riverberante sulle bianche case, aveva deciso di inoltrarsi verso l’altopiano che prometteva più esaltanti panorami.
Sentiva di preferire i cento colori della terra al solo cangiante azzurro del mare e all’oro antico della spiaggia. E si avviò verso le acacie di Sabarguma, gli aranci e i limoni di Ghinda, i grandi eucalipti di Dongollo, i fichidindia del Dorfu e gli sciubacà di Asmara.
Con soste più o meno lunghe, si fermava ad ammirare con crescente interesse le composizioni cromatiche dei quadri che così generosamente la natura offriva al suo sguardo. Ma sentiva che gli mancava qualcosa, non provava ancora quel quid particolare, quell’emozione indefinibile che scatta quando ci si trova in perfetta sintonia con qualcuno o qualcosa. E ricominciava a camminare.
Si dirigeva verso le terre dell’abbondante sole e ammirava il bianco antico degli sciamma sul dorso degli asini grigi, il giallo splendente dei fiori del Mascal e il verde brillante degli alti manghi.
Apprezzava il banano carico di pallidi frutti e il secolare baobab, ma ancora non sentiva vibrare la sua anima.
Poi improvvisamente, gli apparve dinanzi la magica piana e sentì un tuffo al cuore e fu rapito. Fermo e immemore, imbevve lo sguardo dello spettacolo aperto davanti a lui. Ora si sentiva appagato. Il lungo cammino gli aveva consentito, infine, di provare l’emozione, di sentire il feeling fino allora cercato invano. Il sangue pulsava vivido, la mente gli spumeggiava come champagne millesimato, mentre il cuore si sentiva infine placato… Quel senso di ansia, di sottile angoscia che più o meno inconsciamente era stato sempre presente nel suo intimo, si era disciolto e si sentiva pienamente rilassato in grado di assaporare le naturali gioie trasmessegli dai suoi sensi.
I profumi e i colori si miscelavano armoniosamente e una dolcezza fin qui sconosciuta pervadeva l’uomo di fronte alla splendida euforbia candelabro di cui invidiava la stilistica essenzialità e desiderò ardentemente di tramutarsi anche lui in una pianta come quella. E il suo desiderio venne esaudito.
Ti abbraccio



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