Cara Asmara, Eritrea. lettera 6
La malinconia, sempre inseparabile
dal sentimento del bello.
Baudelaire
...Che domeniche quelle domeniche! Appena svegli già si pregustavano
i momenti intensi ed appassionanti che ci attendevano. Con allegria e
prepotente voglia di vivere, ci si preparava con meticolosa cura pur percorsi
dalla smania di recarsi sul luogo della grande recita.
Lametta nuova per la barba pelo e contropelo, verde brillantina locale
produzione Millefiori per pettinare i capelli in modo da dare risalto
al lato migliore del viso, dopobarba al sentore di sandalo e tabacco.
Si
passava, quindi, ai pantaloni con la piega a lama di rasoio e alla camicia
stirata con inusitata attenzione. A questo punto sorgeva il problema delle
maniche. Le alternative erano tre: allacciate al polso, piegate a metà
avambraccio o arrotolate fino al gomito. Abbastanza complesso anche il
problema del colletto che poteva avere la parte posteriore alzata sul
collo, le punte alla francese, i bottoncini oppure il taglio classico.
Si proseguiva con la ricerca di un paio di calzini intonati ai calzoni,
si lucidavano a specchio i mocassini festivi e ci si guardava ancora una
volta allo specchio. Quindi due gocce di colonia o di lavanda nel fazzoletto
e una controllatina all'alito.
L'impatto con l'aria tiepida e fragrante del mattino faceva l'effetto
di una anfetamina e il sangue accelerava la sua corsa caricandoci di benessere.
Il punto d'incontro con gli amici era solitamente il tratto di strada
antistante l'American Bar o il Bar Rex, locali che insieme alla Cattedrale
fungevano da quinte del grande palcoscenico sul quale, diretta da quell'impareggiabile
regista che è la voglia di apparire, agiva la massa degli attori,
tutti protagonisti e tutti comparse.
L'apparentemente disinvolto andirivieni, i gruppetti di amici, la coppia
con il pacchetto delle paste di Micali, gli avventori ai banchi dei bar
con l'occhio attento al movimento esterno: tuto faceva parte dell'interpretazione
collettiva che richiedeva un costante impegno per non lasciare trapelare
nulla che potesse incrinare il personaggio che avevamo deciso di essere.
Asmara, viale Haile Sellasiè, domenica mattina! Nessun coreografo
avrebbe potuto allestire spettacolo migliore.
Mezzogiorno, infine. Con gli amici ci si appostava in fondo alla scalinata
della Cattedrale e accarezzati dal sole, si osservava con occhio ingordo
l'uscita dalla messa. Che emozione, che palpiti quando le ragazze scendevano
gli scalini con il vestito più bello che smosso dalla brezza, lasciava
intravedere affusolate ginocchia. I volti cercavano di nascondere il turbamento
del sentirsi osservate e il desiderio di piacere, i gesti diventavano
un po' meno naturali.
Gli occhi si riempivano golosamente di figure, di colori e nel quadro
vivente davanti a noi si cercava la ragazza per la quale si erano spese
ore di preparazione e di attesa. Che atroce delusione se non c'era. A
questo punto iniziavano quelli che si potrebbero definire una danza, un
rito propiziatorio, un'esibizione di mimica. Il via vai si faceva più
intenso, ci si affiancava, ci si superava, si facevano conversioni a U
in una preordinata manovra intesa a raggiungere l'amato bene per gli scambi
di occhiate, di cenni di intesa, di sorrisi.
Obiettivo finale: organizzare qualcosa per il pomeriggio. Forse un tè
danzante al CUA o, meta agognata, una festa in casa di un amico per qualche
ballo della mattonella al ritmo lento ed
invitante di un 78 giri in attesa che il più ardito spegnesse le
luci. Era questa l'occasione per pronunciare le parole, le frasi, le battute
lungamente studiate onde apparire brillanti, intelligenti e spiritosi.
Dopo cena, tra amici, ci si ritrovava per una partitina e per i commenti
della giornata, una domenica minuto per minuto per riassaporare le ore
più belle.
Cara Asmara, qui la domenica è fatta per l'aggregazione di massa.
Grandi esodi verso gli stadi o verso la campagna o verso il mare. Sempre
molto numerosi, chiassosi, invadenti, gli italiani detestano la quiete
e la solidutine. Non sono in grado di gustare, o non apprezzano, il centellinare,
devono sempre tracannare a grandi sorsate.
Pazienza. Un affettuoso abbraccio.
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