Granara Angelo
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Cara Asmara, Eritrea. lettera 5

Il vero amore è come l’apparizione degli spiriti;
tutti ne parlano, ma pochi l’hanno visto.

La Rochefoucauld

… eccomi di nuovo a te. Oggi ti scrivo per sapere se condividi alcune mie considerazioni che da qualche tempo vado maturando.
Noi italiani abbiamo trascorso nel tuo seno pochi o molti anni e continuiamo a professare nei tuoi confronti un amore sviscerato, però, mi chiedo, come un amore così grande non ci abbia indotti a cercare di capirti e di conoscerti più profondamente? Che razza di amore è, ed è stato, se si limita e si è limitato alla superficialità più ovvia?
Amare il tuo aspetto esteriore, il tuo clima, la tua disponibilità e i tuoi agi era cosa facile e non richiedeva alcun impegno particolare, neppure il più piccolo sforzo.
Io penso, e dimmi se sbaglio, che se veramente ti avessimo amata come dicevamo e come ancora diciamo, avremmo dovuto fare molto di più.
Avremmo, per esempio, dovuto imparare la tua storia, i tuoi usi, i tuoi costumi ma, soprattutto, avremmo dovuto imparare la tua lingua.
Come si fa a capirsi a fondo parlando due lingue diverse?
Io ho goduto della tua ospitalità per più di trent’anni e del tuo idioma conoscevo soltanto le parolacce (ora ho dimenticato anche quelle) e della tua storia conoscevo quel poco appreso su testi superficiali o per sentito dire.

Adesso, a distanza di tanti anni, confesso che mi vergogno e capisco che il mio, come quello di quasi tutti i miei connazionali, è stato un amore egoista, un amore tutto teso a prendere senza concedere nulla.
Ci giustificavamo dicendo che, tanto, i tuoi figli, bene o male, parlavano l’italiano e che, se non abbiamo imparato la lingua, abbiamo insegnato tante cose.
Adesso, a distanza di tanti anni, sento il disagio di quando non capivo una parola dei dialoghi che si svolgevano tra i tuoi figli ed ascoltavo con espressione ebete dipinta sulla faccia.
Se non si conosce bene la lingua del nostro interlocutore ben poco si può capire della sua anima e del suo cuore. La nostra conoscenza dell’altro rimane sempre nel limbo del vago.
E noi, salvo qualche rara eccezione, ci siamo sempre accontentati di restare in questa terra in cui tanto bene ci trovavamo.
Perché fare ricerche, perché scavare? Perché turbare una situazione che ci stava a pennello? Andare sotto la superficie può portare a meravigliose scoperte ma si può anche rischiare qualche grossa delusione.
Cosa abbiamo imparato delle tue diverse etnie, delle tue diverse religioni: Danachili, Baria, Begia, Cunama, Tigrini… copti, musulmani, pagani… cosa sappiamo delle tue origini e delle tue vicissitudini storiche dai Sabei in poi?
Sono d’accordo con te: si tratta di riflessioni dal gusto amaro ma hanno il pregio di essere sincere. Abbiamo dedicato tutto il nostro tempo al lavoro, al profitto, allo svago e abbiamo tralasciato di approfondire le ragioni del nostro amore.
Aggiungiamo anche questa al lungo elenco delle occasioni perdute.
Ti abbraccio

 

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