Cara Asmara, Eritrea. lettera 2
Un automobile da corsa col suo cofano adorno di
grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo…
un automobile ruggente che sembra correre sulla
mitraglia, è più bello della vittoria di Samotracia.
F.T. Marinetti
… la zona di partenza dei tuoi circuiti automobilistici
sembrava più il piazzale di un mercante di macchine usate che l’avvio
di un gran premio motoristico.
Vetture di tutte le epoche, di tutte le forme, di tutti i colori si assiepavano
all’altezza dello striscione del traguardo attorniate da piloti
e meccanici molti dei quali vestiti come il ragionier Fantozzi in vacanza.
Però l’atmosfera era la stessa che si può respirare
nella zona box dell’autodromo di Monza. Tutti erano gasati e pronti
a lottare fino allo spasimo per la vittoria mostrando coraggio leonino
e sano agonismo sportivo.
Una volta insediati i commissari di gara e sistemati i cronometristi sulla
piattaforma metallica, lo starter dava il via a quella strana carovana
di Fiat 1100, Balilla Coppadoro,
Porsche Carrera, Maserati, Cisitalia, Alfa Romeo, Mini Cooper per elaborare
le quali venivano spese somme vertiginose.
Impiegati e artigiani si mangiavano sei mesi di stipendi per acquistare
un’elaborazione Giannini o Abarth e magari ritirarsi dopo tre giri,
mentre altri, dotati di più cospicui mezzi, si facevano venire
anche il pilota dall’Italia pur di imporre la supremazia del loro
mezzo meccanico.
Le curve del circuito all’altezza del circolo Asmara e della scala
degli zoppi impegnavano a fondo i piloti e ne rivelavano lo stile di guida
tra l’entusiasmo dei ragazzini eritrei.
Ed ecco passare il popolarissimo Piero Amarante appollaiato sullo sterzo
come un pappagallo sul trespolo, e Lino Rossi con la tuta perfettamente
stirata e l’aplomb anglosassone, e Masci sprofondato nella sua Mini
tanto da sembrare seduto sull’asfalto, e Condomitti aggrappato al
volante perché gli scivolava via il cuscino supplementare da sotto
il sedere.
Particolare entusiasmo suscitava il passaggio della Rosati, unica ragazza
impegnata a contendere la vittoria all’orda di maschi.
In quel caos di cilindrate e di elaborazioni, suddivise in classi e sottoclassi,
non si riusciva mai a capire chi fosse il primo ma la cosa non aveva la
minima importanza. Importante era essere nel mezzo della bolgia, tra il
rumore infernale dei motori con l’occhio attento e il cuore pulsante.
La sera, poi, al circolo Asmara i piloti si ritrovavano assieme agli appassionati
per sfottersi a vicenda con pesante umorismo e spietata ironia in attesa
dei risultati ufficiali che avrebbero acceso altre infinite discussioni.
Il giorno dopo si divoravano i resoconti sui giornali, si cercava il proprio
nome e il ritaglio veniva conservato accuratamente.
Per due giorni si era stati protagonisti e questo bastava a compensare
i sacrifici economici, le sconfitte, i ritiri perché anche l’ultimo
aveva diritto al suo attimo di notorietà.
Ciao.
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