Granara Angelo
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Cara Asmara, Eritrea. lettera 12

Le mie tristezze sono povere tristezze comuni,
le mie gioie furono gioie semplici, semplici così,
che se io dovessi confessarle a te arrossirei

S. Corazzini


Una delle tue immagini che più mi è rimasta negli occhi è quella che mi si presentava davanti quando cominciavo a scendere verso Massaua.
Alcuni chilometri dopo il deposito Agip, mi fermavo a guardare il profondo panorama racchiuso tra le scoscese pareti dei monti e osservavo le lucide rotaie lungo le quali si arrampicava, ansante e fumoso, il vecchio treno a scartamento ridotto simile a uno stanco somaro cui la soma si fa sempre più pesante a mano a mano che procede.
Alcuni trucioli di nebbia, scampati ai raggi del Sole, fluttuavano come sperduti sotto l’occhio attento dei babbuini seduti sui rocciosi costoni.
Non mi stancavo mai di guardare quel silente paesaggio in cui anche gli sbuffi rantolanti della vecchia locomotiva sembravano note di un canto.
Guardavo e pensavo alle fatiche e ai sacrifici di chi aveva costruito e la strada e la ferrovia e che giorno dopo giorno, anno dopo anno, aveva imprecato e gioito in quelle valli profonde e sui ripidi fianchi delle montagne.
La splendida veduta che godevo sostando in quella curva nella bella luce del mattino, mi è rimasta impressa nella mente più di qualsiasi altra tua immagine, cara Asmara.
Perfino della doppia scalinata del Liceo F. Martini che pure mi ha visto salire e scendere innumerevoli volte, anche più della piazza del mercato coperto e del campo da tennis di Romeo Gubin in fondo alla scala degli zoppi.
Aveva quel panorama, qualcosa della immobilità e del silenzio che avevi anche tu, quella strana sensazione che tutto si muovesse in slow motion, un sottofondo di tristezza e di incipiente appassimento.
Qualcosa fuori del tempo.
A quei tempi, tutto per noi asmarini rappresentava una novità e un avvenimento: l’arrivo dall’Italia di uno “nuovo”, di una ragazza diversa. Il primo aereo dell’Alitalia attirò più visitatori della mostra dell’opera omnia di De Chirico, una nave della nostra Marina a Massaua causò un incredibile flusso di pellegrini verso la Perla del Mar Rosso.. una cosa diversa dal solito ci trasformava in tanti bambini in attesa sotto l’albero di Natale.
E il tuo vecchio treno che faceva attenzione ad imboccare bene le gallerie, mi metteva addosso una tristezza venata di malinconia perché gustavo le tue bellezze pur essendo conscio che, probabilmente, stavo sciupando anni preziosi.
L’avvicendamento di un console metteva in subbuglio tutta la comunità, la visita di un parlamentare alimentava mesi di discussioni, un articolo che ti riguardava sulla stampa internazionale poteva suscitare reazioni appassionate.
Questa eri tu, cara Asmara, matura signora dalla beltà un po’ sfiorita ma ancora piena di spasimanti e lieta della tua vita tra l’irreale e il trasognato.
Ti abbraccio


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