Granara Angelo
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Cara Asmara, Eritrea. lettera 11

Nelle grandi cose, gli uomini si mostrano come
conviene loro mostrarsi; nelle piccole come sono

Chamfort


….alcuni dei ricordi resi pubblici da asmarini potrebbero essere inseriti nei testi scolastici in quanto rendono con immediata chiarezza l’indole dell’italiano medio.
Colui che si ribella ai soprusi del conquistatore mostra dignità e coraggio, colui che accorre al capezzale del malato mostra amore per il prossimo e caritatevolezza, colui che compone versi mostra fantasia e spiritualità.
E non sono forse queste le virtù dell’italiano e, in particolar modo, dell’italiano che vive all’estero? E sulle pagine del Mai Tacli, cara Asmara, di questi episodi ne sono apparsi parecchi: abbiamo letto del giornalista che si è ribellato alla prepotenza del britannico direttore, del medico che, con sprezzo del pericolo e delle avversità, ha prestato la sua opera senza pensare alla parcella, della solidarietà e fraternità in campo di concentramento, di abnegazione nel soccorrere i più deboli.
Tutti questi luminosi esempi del carattere dell’italiano medio rendono più facile comprendere perché i tuoi figli, cara Asmara, ci volevano tanto bene e soffrono così duramente la nostra mancanza. E’ come se avessero perduto un padre comprensivo, un fratello maggiore affettuoso, una sorella servizievole. Soffrono i tuoi figli come un figlio unico costretto a fare il servizio militare; invece del calore della sua bella stanza e delle attenzioni dei genitori, si ritrova tra un’orda di sconosciuti dei più disparati livelli culturali e a dover dormire in camerate disadorne e anonime.
Ora sono in tanti a raccontare cosa hanno fatto per te, a dire di quanto profondi fossero, e forse sono ancora, i legami che ci univano. Stranamente nessuno parla di quanto è stato fatto contro di te, di quanto è stato fatto senza il tuo consenso, di quanto è stato fatto dimenticando che la padrona di casa eri tu, cara Asmara, e noi italiani soltanto ospiti.
Un grande uomo politico e scrittore senegalese Leopold Sedar Senghor scrisse (perdonami se non ripeto le parole esatte) che lui e il suo popolo avrebbero preferito continuare a vivere sugli alberi piuttosto che essere assoggettati alla civiltà europea.
Io non so se tu eri dello stesso parere; quello che so e che ti abbiamo portato la nostra civiltà senza prima chiedere il tuo permesso di importazione convinti che avresti gradito il dono.
Insomma, tutti parliamo di questo immenso amore per te ma non ci siamo mai soffermati a chiederci se tu lo contraccambiavi con la stessa intensità o se, e spesso succede, ti rendeva insofferente.
Nietzsche diceva che l’amore è lo stato in cui l’uomo vede le cose più diverse da come sono. Che avesse ragione? Con Affetto.


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