Cara Asmara, Eritrea. lettera 10
Non ci si può bagnare due volte nello stesso
fiume.
Veda
.....certe volte mi prende forte la tentazione di salire su un aereo e
tornare sulle amate sponde del Mai Belà le cui ridenti acque, ai
tempi della mia lontana giovinezza, segnavano il confine tra il centro
cittadino e la zona dell’Amba Galliano.
Seduto sulla riva, un po’ prima dell’ardito ponte, ritornerei
ad osservare il lento muoversi delle anitre ed il guizzare degli argentei
pesci, mentre il pensiero segue il flusso pacato della corrente.
Queste acque che, nei miei verdi anni, mi hanno visto pedalare con la
vecchia bicicletta lungo la riva sinistra costeggiando il boschetto di
eucalipti che separava la strada diretta all’Amba Galliano da quella
per villaggio Paradiso, forse ricordano ancora le ore liete con il mio
grande amico Nando.
O placido fiume della mia gioventù perché non mi racconti
i tuoi travagli e le tue gioie? Se tu fossi più loquace, qualcuno
potrebbe scrivere su di te un bel romanzo titolandolo, magari, Il Fiume
Dimenticato.
Vuoi, forse, dirmi che anche tu sei ormai vecchio e non sai più
ridere, vuoi dirmi che la siccità ha prosciugato la tua linfa vitale
e che non ce la fai più a scorrere sotto lo sguardo indifferente
di chi ha, oggi, problemi troppo grandi per curarsi di te?
Vedi, caro Mai Belà, sono tornato per farti coraggio, per testimoniarti
che qualcuno pensa ancora a te: vedrai che la pioggia tornerà e
con essa le anitre e i pesci e gli uomini per tenerti compagnia e per
conversare con te che non sarai più solo, mentre la tua corrente
si incresperà contro i piloni del ponte.
Io posso restare poco tempo, anche perché non ne ho più
tanto a disposizione, però spero che la mia visita ti abbia fatto
piacere come un ritrovarsi tra vecchi amici che, anche in silenzio, stanno
bene insieme.
Abbi fede. Vedrai che la notte passerà. Verrà a sedersi
sulle tue sponde gente giovane e nuova come le tue acque che ogni istante
cambiano e si rinnovano, e tu potrai raccontare a queste nuove generazioni
le fiabe e le storie del tuo popolo. Non sono favole e storie famose ma
sono dolci e poetiche.
Sono le fiabe e le storie che la maggior parte di noi non ha mai ascoltato
e che, forse, non avrebbe capito, continuando a vivere senza i tuoi saggi
insegnamenti.
Sai, ricordo che un giorno un tuo figlio colto e intelligente, pacato
ed esperto, mi disse, nel ricco salone di un’elegante villa di uno
straniero che offriva un ricevimento per l’inaugurazione, appunto,
della sua nuova magione (io ero presente come direttore di giornale e
non come invitato perché io non sono mai stato “qualcuno”):
“voi stranieri non imparerete mai a vivere a casa nostra”.
Quelle parole dette senza astio, senza inimicizia, senza rancore ma con
rassegnata pacatezza mi sono rimaste impresse più di qualsiasi
discorso e mi hanno fatto più male del successivo abbandono forzato
della “mia” casa.
Forse, adesso, tu potrai essere ascoltato e potrebbe essere l’inizio
di un rapporto migliore.
Un abbraccio
|